Correvo a perdifiato. Sembrava che quel giorno non avessi dovuto fare altro. Prima dalla Biblioteca all'ufficio della Granger. Poi da quello alla Guferia. Ed adesso verso la Sala Comune. Stava diventando un'abitudine correre. Raggiunto il dipinto della Signora Grassa mormorai senza fiato la parola d'ordine. «Perditempo» Dissi, riprendendo fiato. La Signora Grassa mi sorrise. «Parole sante, ragazza mia... Di fretta?» Non l'ascoltai nemmeno, mi precipitai al suo interno e quando vidi che Mark non c'era. Mi guardai intorno, terrorizzata. Chissà dov'era... Non avevo controllato la Mappa prima di precipitarmi lì. Ma non potevo mettermi a controllare. Fermai un ragazzino. «Sai dov'è Marcus McBlack?» Continuavo ad avere il fiatone. Questo mi guardò, leggermente preoccupato. Non dovevo avere un bellissimo aspetto. I capelli mossi erano arruffati dalla corsa, ero pallidissima, non sembravo affatto in me. «Ehm... E' salito in Dormitorio» Rispose. Non lo ringraziai neanche e corsi verso quello. Sapevo che l'accesso era vietato, ma non impossibile. Infatti lasciai un po' di persone basite, ma in quel momento non mi importava nulla di loro, volevo semplicemente Mark. Salii velocemente i gradini del Dormitorio e non appena raggiunsi la stanza di Mark entrai, senza bussare. «Sono una stupida idiota, ma lo sai già... E ti amo, ma anche questo sai già... Quello che non sai è che allontanarmi da te è stata la cazzata più grande che abbia mai fatto in vita mia» Fu tutto ciò che dissi aprendo la porta. Poteva anche dormire e non sentirmi, poteva anche essere mezzonudo, poteva essere con un'altra... No questo no. Mi appoggiai alla porta, con il fiatone più forte e lasciai che la borsa mi scivolasse dalle braccia. Ero una stupida, sì.
- Non sono un angelo, Jace - ripeté Clary. - Non restituisco i libri in biblioteca. Scarico illegalmente musica da Internet. Racconto balle a mia madre. Sono assolutamente normale. - Non per me - Jace la guardò. Il suo volto era sospeso contro un fondale di stelle. the witchcraft.
Ero seduto nel traforo della finestra da più di un'ora ed ero capace di Crucciare il prossimo membro della squadrea che mi si fosse avvicinato. Non ero dell'umore per giocare ed avevo bisogno di pensare. Pensare a come diamine fare per parlare con Isabella, che mi evitava come la peste o, meglio, come Cassi la Prozia Matilde. Rende l'idea? No? Fatti vostri, a me la rende. Non sapevo come fare e di certo l'ultima cosa che mi aspettavo era di vedermela spuntare in camera, sconvolta e scompigliata con fiatone.
CITAZIONE
«Sono una stupida idiota, ma lo sai già... E ti amo, ma anche questo sai già... Quello che non sai è che allontanarmi da te è stata la cazzata più grande che abbia mai fatto in vita mia»
Inacai un sopracciglio, sorpreso, in una di quelle mosse che avevo preso da Cassi, per poi destarmi e rendermi conto che lei, Bella, era davvero lì. Stavo diventando matto. Le andai incontro fermandomi difronte a lei senza toccarla. « Già sono cose che già so.. » dissi, sospirando, col cuore che mi batteva a mille all'ora contro il petto « Ci hai messo troppo per capirlo, Hale.. e se non l'avessi capito tu, ora, serei venuto io a fartelo notare. » le presi una mano, per tirarla verso di me ed abbracciarla, semplicemente. Mi mancava Bella, mi mancava il suo profumo, la sua voca il suo non capire mai quanto avessi bisogno di lei. L'amavo e non sapevo come dirlo. Mi aveva incredibilmente ferito, quanto il avevo ferito lei andandomene la prima volta.
« He's a S.O.B. and you're in love with him.»
A Brno dal 24/11 al 5/12.
» e c'è sempre qualcuno che ci lascia. ci abbandona, che abbandona questo mondo infame, doppato, drogato come noi. noi che moriremo, prima o poi, per raggiungere.. no, ragazzi, non il Paradiso o l'Inferno. non sono uno che ci crede. lasceremo le nostre penne qui, nella terra fredda e viva, magari sotto un sottile strato di brillante erba. ecco, sogghignate pure. lo faccio anche io, ora che posso. già, perchè prima o poi la carcassa inutile che ci portiamo dietro deperirà e così per noi -tutti noi- sarà la fine. puff! fine dei giochi e dei divertimenti. pessimistica come prima lezione, non credete?
Lei gli raccontava le favole, lui le insegnava a volare.
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« Isabella Electra Hale »
Griffyndor
Mi venne incontro, ma non mi toccò, non subito almeno. Pensai per un attimo che davvero non mi volesse più... Ma quando mi attirò a se, per abbracciarmi, mi sentii morire. Stavo per cadere sulle mie stesse gambe se non ci fosse stato lui a reggermi. Lo abbracciai, forte, accoccolandomi sul suo petto. «Non permettermi più di farlo, legami a te se è il caso, fammi fare il Voto Infrangibile! Ma non permettere mai più di farmi avere questo comportamento idiota» Se c'era una cosa in cui ero abbastanza brava, quello era il riconoscere i miei errori. L'orgoglio a quel punto me lo mettevo sotto i piedi, lo calpestavo con tutta la forza che avevo in quel debole corpicino. Ma in quel momento non mi importava di nulla che non fosse Mark. Solo lui aveva senso, io stessa ero prima della mia persona in quell'istante. Ero sua, non sarei potuta essere di qualcun altro. Ero del mio bel Romeo. Ed io ero la sua Giulietta. Con la sostanziale differenza che nessuno dei due si sarebbe ucciso, lo avrei impedito con tutte le mie forze. E senza accorgermene ripresi a piangere, come una bambina troppo sensibile. Ma andava bene, no? Ero questo del resto... Una bambina troppo cresciuta, innamorata di un ragazzo simile ad un principe azzurro, anche se non lo era. Per questo lo amavo, tanto.
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Cominciò a piangere tra le mie braccia ed io non seppi davero cosa fare. « Legarti, dici? Non so se servirebbe ma tentar non nuoce.» dissi, cercando di sdrammatizzare, abbracciandola. Non avevo bisogno di nient'altro se non di lei, di sentirla vicino di lasciar perdere sia Josh che tutto il resto. Nulla si sarebbe messo tra noi, glielo avevo promesso e non ero riuscito ad evitare che la mia famiglia cominciasse ad insinuarsi nel nostro rapporto. Non l'avrei più permesso, d'ora in poi. Allontanai appena il suo viso dal mio petto, prendendolo tra le mani per cancellare delicato con le dita quelle lacrime che lo rigavano. « Al massimo la prossima volta non farò l'errore di darti retta e lasciarti andare.»
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» e c'è sempre qualcuno che ci lascia. ci abbandona, che abbandona questo mondo infame, doppato, drogato come noi. noi che moriremo, prima o poi, per raggiungere.. no, ragazzi, non il Paradiso o l'Inferno. non sono uno che ci crede. lasceremo le nostre penne qui, nella terra fredda e viva, magari sotto un sottile strato di brillante erba. ecco, sogghignate pure. lo faccio anche io, ora che posso. già, perchè prima o poi la carcassa inutile che ci portiamo dietro deperirà e così per noi -tutti noi- sarà la fine. puff! fine dei giochi e dei divertimenti. pessimistica come prima lezione, non credete?
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Mi allontanò appena da se, per cancellarmi quelle stupide lacrime che avevano preso a scorrermi sul volto. Annuii, alle sue parole. Sì, mi andava più che bene. Scansai le sue mani dal mio volto per appendermi alla sua nuca e baciarlo. Mi erano dannatamente mancate tanto quelle labbra, così tanto da non poterci credere quasi. Avete mai voluto una cosa, da bambini? Che so... Un giocattolo, ad esempio. Lo avete mai desiderato così tanto da sbattere i piedi a terra, per ottenerlo? Ecco, era la stessa cosa egoista che provai in quel momento per Mark. Non mi interessava, nulla degli altri. Io volevo lui e basta. Per questo quel bacio che sarebbe dovuto essere dolce, lo trasformai subito in qualcosa di più passionale, di più viscerale. E quando l'aria venne meno ai miei polmoni, allontanai il mio volto, di nuovo affannato dal suo. Gli accarezzai una guancia con il dorso. Era bellissimo. «E' successa una cosa, anche... Questo pomeriggio» Iniziai a dire, mordendomi il labbro inferiore. Non sapevo se esisteva un modo adatto per dare certe notizie, quindi usai quella che mi sembrava la forma migliore, per annunciare una pessima notizia. Perchè tutto sommato, lo era.
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«E' successa una cosa, anche... Questo pomeriggio»
Quando Isabella pronunciò quella frase non pensai davvero che si trattasse di qualcosa di grave, non quanto in realtà fosse. Credevo in un nuovo litigio di Cassi e Jon o a qualche problema interno alla scuola.. non avrei mai immaginato di dovermi preparare ad un caso di.. definiamolo Bracconaggio di creature magiche, tanto meno, da parte di alcuni studenti, anche se Serpeverde. Ascoltai Isabella, basito dalle sue parole, seduto sul pavimento ad occhi sgranati. Mi ci vollero pochi istanti per captare a pieno la pericolosità della situazione. « Dobbiamo impedirlo.. » bisbigliai quando ebbe finito di raccontarmi ciò che sapeva « Dobbiamo inpedir loro di catturare gli unicorni e dobbiamo capore chi sia questo.. Mestro delle Rune.» Okay, parlavo da gran coraggioso del cazzo ma c'era un gran problema: Da dove diamine recepire informazione sull'arte oscura.. perchè questo Maestro delle Rune non era di certo un maghetto simpatico e buono con gli occhialetti tondi, no? Troppo bello.. La biblioteca della Scuola aveva una sezione Proibita che, come tale era chiusa a noi studenti. « Cassi ha più volte ingannato gli incantesimi della Sezione Proibita della Biblioteca. » dissi, fulminato da un'idea « Non so come faccia, non gliel'ho mai chiesto e non me l'ha mai detto, ma lei potrebbe dare un'occhiata lì... nei peggiori dei casi c'è la Biblioteca McBlack.» Sospirai, pensandoci su. I miei non erano Serpeverde, ma la tendenza della famiglia era quella. Molti dei miei zii erano stati mangiamorte o membri di altre Sette oscure. Tranne mia madre la maggior parte della famiglia era serpeverde, e mio padre era stato un Grifondoro per non so ancora quale strana ragione. Era cambiato col tempo, così mi dicevano, ma non riesco ancor oggi ad immaginarlo umano come no grifondoro. La maggiorparte dei membri della mia famiglia, quindi, erano stati Serpeverdi e maghi esperti in Magia nera che, nei secoli aveva arricchito di volumi oscuri le pareti della Biblioteca di Famiglia. Io non mi ci ero mai avvicinato, ma Cassi li conosceva bene e quindi sarebbe stata più di aiuto che me, in quel campo.
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» e c'è sempre qualcuno che ci lascia. ci abbandona, che abbandona questo mondo infame, doppato, drogato come noi. noi che moriremo, prima o poi, per raggiungere.. no, ragazzi, non il Paradiso o l'Inferno. non sono uno che ci crede. lasceremo le nostre penne qui, nella terra fredda e viva, magari sotto un sottile strato di brillante erba. ecco, sogghignate pure. lo faccio anche io, ora che posso. già, perchè prima o poi la carcassa inutile che ci portiamo dietro deperirà e così per noi -tutti noi- sarà la fine. puff! fine dei giochi e dei divertimenti. pessimistica come prima lezione, non credete?
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Raccontai ogni cosa, come avevo già fatto con Cassi e Jon. Lui si dimostrò subito partecipe e coinvolto nella situazione, cosa che non volevo che assolutamente accadesse. «Mark... La Granger mi ha dato un compito che io intendo svolgere, ma non voglio fare solo la guardona con la Mappa del Malandrino...» Iniziai così il discorso, camminando su e giù per la stanza di Mark. Sperai vivamente che non ci fosse nessuno ad ascoltarci o sarebbe stato un guaio. «Voglio coglierli di sorpresa, pericoloso o no che sia... Abbiamo avuto prova quattro anni fa che i grandi con le congiure non sanno farci, quindi ho deciso - che tu lo voglia o no - di prendere Lewis e Greens con le mani nel sacco» Terminai, fermandomi davanti a lui e guardandolo negli occhi con una severità che non mi sarei mai immaginata di possedere. Io avevo deciso, io sapevo cosa dovevo fare. Io e nessun altro. E fare ricerche inutili su chi o cosa fossero loro non mi importava, non in quel momento almeno. Per una volta mi trovai d'accordo con Jon. Avevamo la Mappa del Malandrino, perché non usarla a dovere? Ma sapevo anche che Mark si sarebbe ribellato a quella mia provocazione. Ed io sapevo essere più testarda di lui, alle volte.
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«Voglio coglierli di sorpresa, pericoloso o no che sia... Abbiamo avuto prova quattro anni fa che i grandi con le congiure non sanno farci, quindi ho deciso - che tu lo voglia o no - di prendere Lewis e Greens con le mani nel sacco»
Isabella era più decisa di quanto credessi ma aveva idee completamente opposte alle mie, o non del tutto. Anche io ero dell'idea di agire subito, di prendere quei due prima che cercassero di catturare un unicorno ma.. c'era un problema: Isabella non poteva e non DOVEVA agire da sola. Era una questione troppo pericolosa per affidarla solo a lei ed io l'avrei aiutata ma non accettando di vederla in prima linea. Chiamatemi anche iperprotettivo, ma era troppo pericoloso. « Non dico di restare a guardare ma è meglio conoscere il nemico che finirci in un faccia a faccia restando allo scuro della sua identità. E comunque.. è pericoloso.» Isabella non l'avrebbe presa bene ma era così: troppo piccola e vulnerabile per stare in prima linea in quello che sarebbe anche potuto diventare un duello magico. « Da sola non puoi farcela e non voglio che tu sia in pericolo»
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Era... Pericoloso, certo. Ma lui non voleva che mi schierassi in prima fila, a quello ci avrebbero pensato lui, Cassi e Jon. La cosa non mi piaceva affatto. Io ero in grado di difendermi, ero una strega come mio padre. Lo so che il solo paragonarmi a lui mi fa venire la nausea, ma era la verità. Una verità dalla quale non potevo scappare così come non potevo evitare tutta quella facenda. Ero ribelle, di natura, e testarda, molto. Avevo deciso. «Non sei costretto a fare cose che non vuoi Mark, ma non puoi costringere me a non farle» Ribattei, stizzita. Non avevo smesso di fissarlo negli occhi. In quel momento mi ricordavo da sola Delirio. Ero un po' come quel corvo, alle volte. Lunatica e soprattutto credevo di essere un rapace quando in realtà ero un normalissimo corvo. Chi dice che gli animali non assomigliano ai padroni? «Mark... Sono una strega, ho una bacchetta... So difendermi! Ed io ho preso la mia decisione, adesso sta a te: o vieni fino in fondo con me in tutta questa faccenda, o lasci perdere... Non mi faccio dire quello che devo e quello che non devo fare, lo sai» L'out out. Così lo definiva mia madre; dare alla persona una sola possibilità di scelta. E dentro di me sperai ardentemente che mi dicesse che ci stava, che mi avrebbe lasciata libera di farmi male. Eppure sapevo a priori che non sarebbe andata così: eravamo due testardi e non potevamo averla vinta entrambi.
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Il carattere testardo di Isabella era stata la prima difficoltà da affrontare con lei, dopo il mio di caratteraccio. Sapevo perfettamente che lei era capace di difendersi anche da sola ma, cercate di capirmi, non volevo accettarlo e non volevo rischiare. Non volevo che fosse lei a rischiare, per lo meno. Lo so, ho sempre avuto la smania del fratello iperprotettivo con Cassiopea ed ora mi ritrovavo per la prima volta ad essere protettivo con Isabella e sapevo che anche con lei non avrebbe funzionato. Cassi era capace di schiantarmi, se cercavo di proteggerla e forse Isa ne sarebbe stata ugualmente capace. Ma non potevo farci nulla, non potevo accettare che lei rischiasse di farsi del male e, tanto meno, l'idea che potesse accaderle qualcosa mi rassicurava. Lo so, il modo per tenerla al sicuro, lasciandola libera, sarebbe stato quello di accompagnarla in quella missione ma non lo feci, non accettai il suo compromesso. « Perfetto, fai come vuoi, non ti dirò cosa non devi fare ma so cosa non farò io.» dissi, alzandomi dopo aver distolto lo sguardo dal suo ed essermi avvicinato alla finestra, sedendomi sul bordo di questa. Il mio era un rifiuto esplicito. Credevo che rifiutando di aiutarla avrebbe ceduto, avrebbe rinunciato alla sua capabietà ed alla sua scelta. Perchè sentivo che mi sbagliavo?
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Cos'era? Psicologia inversa? Con me non funzionava, non sempre. L'idea che lui non mi appoggiasse mi dava sui nervi, ma in quel momento parlare di ciò che stava avvenendo ad Hogwarts mi sembrava del tutto sbagliato. C'eravamo appena riappacificati e stavamo già per riprendere tutto punto e daccapo? No, non mi stava bene. Quello che Mark non sapeva era che non poteva leggermi nella mente e che qualunque cosa gli avessi detto, avrei potuto liberamente fare il contrario. Avevo un alleato - considerare Cassi anche dalla mia parte mi faceva senso, però - e Jon mi avrebbe lasciato fare di testa mia perchè avevo la mappa. A volte le persone erano prevedibili, in altri casi un po' meno però... Dovevo fare in modo di accontentare Mark e di impedirgli di avvicinarsi a quella faccenda, scoprendo così il mio doppio gioco. Era una bugia a fin di bene, tutto sommato. «Okay, okay... Non mi immischierò, andrò dalla Granger e le dirò che è troppo pericoloso, per tutti» Dissi avvicinandomi a lui che era tornato alla finestra, cercando di rendermi il più credibile possibile. Era la soluzione più ovvia, del resto. Se dovevo fare di testa mia, dovevo tenere Mark lontano dai guai e cioè da me, ma al contempo stesso non privarci ulteriormente della faccenda. Quando gli fui vicino, posai delicatamente una mano sulla sua spalla e sospirai. C'era un'altra questione spinosa da risolvere. «Io ho pensato molto a ciò che ha detto tuo fratello, quella sera...» Iniziai il discorso evitando di guardare la sua figura o mi sarei sciolta all'istante. «... Non voglio darti alcun tipo di problemi con tuoi, lo sai già, ma abbiamo sperimentato per ben due volte che tenerci l'uno lontana dall'altra sarebbe impossibile... Cosa proponi?» Domandai, accomodandomi sulla lastra di marmo della finestra, moridcchiandomi le labbra confusa. Almeno non volevo fuggire da quel problema, non questa volta, non di nuovo.
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